Mi domandai molte cose quel giorno, mentre camminavo sul ponte vicino a casa, con il torpore del sole sul volto. Era una giornata soleggiata e il freddo era appena percettibile. Ai piedi della montagna si intravedeva il lago, tra gli alberi, che brillava alla luce. Nell’aria c’era odore di terra, di foglie bagnate e di sole. Lo scrosciare della cascata, ingrossata dopo la pioggia della sera prima, faceva sembrare di essere in un bosco incantato. Alcuni alberi erano di un verde brillante, e dei fiori si infittivano su una pianta dalle foglie di un verde-marrone. Era una giornata splendida.
Fermandomi a guardare la cascata, mi concentrai sul mio respiro, stanco e corto. L’aria in questi luoghi ha sempre avuto odore di casa e di pulito, un profumo che non ho mai sentito in altri paesi. Respirando mi calmai e mi accorsi di quanto la mia mente fosse stanca. Stanca del continuo turbinio di pensieri, emozioni e sentimenti, sempre in movimento. Forse fu proprio da questa stanchezza che, inconsapevolmente, iniziai a cercare di più. In quel cielo azzurro avrei voluto confinare i miei pensieri, come nuvole silenziose, senza dover soffrire con essi. Rimasi lì a lungo, prima di continuare, pensando e ripensando a quale fosse la strada giusta da prendere.
Tali pensieri, che vagavano nella mia giovane mente, non erano affatto luminosi, al contrario del sole che brillava quel giorno. Erano solo domande senza risposta. Benché non fosse impossibile trovarne una, credevo di non possedere le capacità per farlo. Onestamente? Forse non saprei rispondere nemmeno ora, però so di volerci provare.
Ho provato a ragionare in parole sullo stato di un’anima persa, domandandomi cosa provi nel suo smarrimento. Ma ho realizzato di dover prima comprendere l’influenza delle emozioni distruttive nel plasmare la nostra visione di ciò che ci circonda. Credo che tutto nasca dalla loro intensità. Quando sono travolgenti, riescono a prendere il controllo dei sensi e, con il tempo, a consumare e corrodere la mente, che finisce per perdersi nella sua sofferenza. È davvero questo quello che accade? O forse è solo il modo in cui la mia mente tenta di dare un senso alla brutalità che ne scaturisce. Una brutalità che nasce dalle emozioni, e prendendo il sopravvento, porta a nuove sofferenze.
Eppure, so che nessuno è condannato a esserne consumato: riconoscere e accogliere le proprie emozioni, senza lasciarsene condizionare, può davvero portare insegnamento. Perciò, la sofferenza, intrinseca nel concetto stesso di vita, può essere consapevolmente attenuata.
Ritorno ora sul ponte, davanti alla cascata, e ancora non ho tutte le risposte. Forse per trovarle ci sto mettendo molto tempo, ma so di poterle raggiungere, un respiro alla volta.
Testo e immagine Sara Luna Mobiglia
