Tu mi racconti di come ami le sere estive, quando il cielo è ancora chiaro ma una brezza inizia a scorrere attraverso le strade, rinfrescando l’aria calda. Mi dici che ami sederti sul tuo balcone, guardare il mondo fuori dal piccolo appartamento, e parlare con i tuoi amici mentre il cielo inizia a striarsi di arancioni e di rossi. Se chiudi gli occhi puoi quasi fare finta di essere fuori dalla città, circondato da natura, grandi alberi che si muovono nel vento a tempo con il tuo respiro. Se chiudi gli occhi puoi fare finta che questo momento non finirà mai.

Vorrei dirti, se riuscissi, che ogni tanto riesco ad amare le giornate estive, le finestre spalancate e il caldo soporifero. Siedo sul pavimento duro, un libro in mano, mentre gli occhi mi si chiudono. Sento dalla finestra i suoni della città, attutiti, e mi arrivano gli odori dei vicini che cucinano. Se chiudo gli occhi, e comunque sono già praticamente chiusi, posso sognare di essere lontano da qui, nella grande Bangkok, e la città sotto di me pullula di vita. Una vita che potrei raggiungere se solo tendessi la mano in avanti. Il sole cade e riempie la città di una luce dorata, e il fiume scorre placido, inesorabile. Vorrei dirti tutto questo, ma cosa cambierebbe? Quale differenza ci sarebbe se adesso fossi lì, gli occhi socchiusi, la brezza dalla finestra aperta, un libro tra le mani?

I giorni estivi mi portano ad una vita che non ho vissuto, una nella campagna italiana, a tuffarmi nei fiumi e a pedalare tra i villaggi. È una vita così vicina, eppure non riesco ad immergermene. Ma se chiudo gli occhi posso sognare di viverla, o di averla vissuta, e leggere poesia sdraiata nell’erba, e mangiare anguria che mi gocciola sulle dita.

I giorni estivi mi portano ad un’isola lontana, dove i lici crescono veloci e gli alberi sono densi di fogliame e di ricordi. E ci rincorriamo sotto l’ombra che ci protegge da un sole troppo forte. E la tua voce sembra miele. È sempre stata miele.

Ricordo le estati della mia infanzia. Ricordo le biciclette e i fiumi e i prati e le fontane e le montagne e i fiori. Ricordo e non ricordo. Avrei dovuto essere felice. Forse lo ero.

Serate estive, chiudiamo gli occhi, pensiamo a quelle lontane, notti attiche, notti straniere. Giorni lenti, dove vorrei fare di più, essere di più, ma questo è il luogo dove sono ora, e resterò qui ancora un po’.

Text und Bild Valentina Tobler